Se sei di… ma non sei!

Se sei di…ma non sei!Sarà capitato in molti di sentire la nostalgia di un luogo o di interpretare sentimenti di lontanza come una sorta di esilio forzato, dovuto a ragioni che condizionano le nostre vite e le nostre scelte.
Sarà capitato, anche, di credere di poter mantenere un legame con ricordi importanti, necessari per ancorare una propria identità, un senso di appartenenza con il quale affrontare le insidie della propria esistenza o solo per superare solitudini che percorrono le nostre anime più di quanto non vorremmo ammettere. Ma non solo.
 
Ci sono momenti della nostra vita nei quali un legame diventa quasi una sorta di orgoglio di essere, di appartenere andando oltre l’evidenza, superando ogni limite, culturale o sociale se non anche morale. Eppure a volte sembra, tutto questo, un esercizio illusorio nel quale ci si immerge per non vedere mai l’approdo nonostante ti senti ancora parte di quel mondo che è il tuo paese o la tua gente. Quel paese o quella gente che stenta a riconoscerti se non sei, alla fine, parte di quel piccolo cosmo nel quale si rifugia chi crede di avere titolo e personalità scegliendo, per questo, chi è e chi non è.
 
In questa piccola prospettiva di provincia che farebbe sorridere anche un navigato Guareschi è facile sentirsi straniero in casa propria o, meglio, in quella che ritenevi casa. Che si tratti di un luogo fisico o di un non luogo fatto di pensieri ed emozioni, vi sono emozioni e attenzioni che chi decide di andare avanti senza dimenticare viene costretto a …dimenticare perché chi resta include solo per affinità del momento o per condivisione di destini, come se il destino di ognuno sembra essere migliore o peggiore dell’altro o come se qualcuno volesse dimostrare di essere protagonista senza necessità di confronto scegliendo tra i più prossimi coloro che sono da ricordare o celebrare.
 
Da ritenere se sei... oppure non sei. In questo gioco all’essere, qualcuno o nessuno, si consumano comparse e piccole miserie che rendono poco onore ad un senso di unità che dovrebbe andare ben oltre il ricordo quando utile o alla commiserazione quando necessaria. Probabilmente ha ragione Hans Christian Andersen che a margine delle sue fiabe per bambini svegli e accordi ricorda che Chi ha una casa in patria può provare nostalgia, ma chi nulla possiede si sente a casa ovunque.
 
Probabilmente dovremmo porci, noi illustri esiliati per scelta o per forza, in tale modalità. In fondo di province ce ne sono tante e vivere di provincialismo è facile dovunque, sembra darti sicurezza, ma alla fine sai che ti condanna al tuo piccolo mondo. Un mondo che dimentica spesso proprio coloro che vorrebbero dare un respiro più ampio, coloro che non rinnegano origini e amicizie, ma che si rendono conto che questi alla fine sono sentimenti labili, piccoli e che ti ricordano quel nemo propheta in patria est! che chi guarda al mondo con altri occhi non può e, se ha la forza, non deve permettere.

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