Impegno civile… non una chimera, ma una scelta necessaria

Impegno civile… non una chimera, ma una scelta necessaria
Probabilmente il titolo di questa settimana sa molto di ordinario. Non avrebbe nulla per fare “presa”, per suscitare curiosità o, volete mettere?, non avrebbe appeal dal momento che, per molti, più scontato di così non si potrebbe. Eppure, credo, nel conoscere nuove iniziative che si muovono al di fuori della più semplice strumentalizzazione politica, che non sia così scontato.
 
È scontato il fatto che per ragioni di potere, nel senso più ampio del termine, ci si affidi all’impegno civile per giustificare la aspettative del politico del momento. Oppure che, per impegno civile, si promuovano progetti di vario tipo, genere e colore che fanno bene all’anima e all’immagine giusto per redimere il proprio io silente, se non compiacente, con quel sistema che lo si condanna ma solo perché non siamo stati capaci di sedurlo a nostro favore.
 
In questi giorni vi è però una sorta di presa di coscienza di chi dell’impegno civile ne propone una versione nuova, silenziosa e distaccata dalle lusinghe di chi monta le tragedie e i drammi di una terra vittima di se stessa. Ho scoperto «Insieme per la Calabria», un gruppo social che si muove su una piattaforma social. Ma social o meno, ciò che sembra distinguerlo è quello spontaneismo, quella voglia di condividere e mettere insieme argomenti, in questo caso il diritto ad una Sanità migliore, adeguata alle richieste di chi non ha altre possibilità di cura se non affidarsi a quanto gli viene offerto.
 
Argomenti che non hanno e non possono avere colore politico, che non possono essere oggetto e contenuto di narrative di parte o di soluzioni salvifiche per occasioni elettorali.   «Insieme per la Calabria» sembra proporsi con quella idealità e, forse, con quell’ingenuità di chi vuol pensare positivo perché, in fondo, cerca in un atto di amore collettivo quel risveglio delle coscienze che stenta a concretizzarsi di fronte a modelli, e proposte, di governo regionale che vivono nell’autoconservarsi, nell’autocelebrare nomi e casati.
 
È vero, qualcuno potrebbe dire che non è la prima volta che l’impegno civile si manifesta nelle sue diverse forme in Calabria. Ma è la prima volta, per mia memoria, che i presupposti non hanno colore e sembrano non affidarsi alle ragioni di comodo proprie di coloro che - dopo aver impedito in ogni termine la crescita e la qualità della sanità calabrese anemizzandone le capacità di cura nel pubblico per aprire spazi al privato – oggi vorrebbero salvarla, sconfessando un passato da loro voluto.
 
Impegno civile significa aprirsi all’altro, ai suoi bisogni ma anche alle sue idee. Significa mettere in campo quell’umiltà dei nostri nonni facendone un valore per conquistare ciò che ci rende ancora distanti dall’essere, in Calabria, una società compiuta capace di abbandonare l’infantilismo individualista che l’ha contraddistinta negli anni a tutto vantaggio dei soliti e mai archiviati potentati di partito o dalle retoriche delle loro espressioni.   «Un lenzuolo per la sanità» è un motivo possibile.
 
Un «lenzuolo per la Calabria» dovrebbe essere un argomento necessario. In una frase forse troppo banalizzata dai quote del web Gandhi suggeriva: sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo. Io, però, cercando di essere originale, ricerco nelle pagine di Gandhi un significato più ampio da attribuire al termine «Swaraj» che non è solo libertà da un potere o autogoverno. È libertà da un bisogno, da una condizione, da una marginalità, da una esclusione. Ecco, forse se il cosiddetto impegno civile si trasformasse in un paradigma condiviso probabilmente saremo artefici del cambiamento. Al contrario, se l’impegno civile resterà la solita chiave del lamento per acquistare credito o spazi senza amore e senza sincerità, allora resteremo schiavi di noi stessi, dei nostri comodi limiti e di quel poco che ci verrà offerto.

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