Luci ed ombre di un miraggio

Luci ed ombre di un miraggio
Ci sono storie che segnano delle epoche, che affascinano per le loro avventure o per le descrizioni di luoghi epici, per paesaggi che avvolgono i protagonisti rendendoli parte di un vissuto o di una fantastica trasfigurazione dell’immaginario onirico che si svolge nella complessità del racconto.
 
Ci sono momenti nei quali ognuno di noi passa sopra ad un luogo, o ad un oggetto che ci chiede di abbandonare per un momento il fardello del quotidiano per volgere lo sguardo indietro di tanti anni a volte, alla ricerca di una spiegazione, di una ragione che dia senso o contenuto alla vita. Questo vale per ogni scoperta che prescinde dall’essere scontata perché ignota sino a ieri come per quelle scoperte di ritorno che, in fondo, pratichiamo ma senza accorgerci di dove poggiamo i nostri piedi.
 
Ad esempio, che si tratti di celebrare vestigia classiche attraverso monumenti o reperti può sembrare semplice, quasi dovuto a ciò che resta di un passato al quale affidiamo il nostro perché. Comprendere, invece, il valore geologico delle nostre terre non ci entusiasma se non quando, bontà loro, esso si mostra alle TV, raccontando un’evoluzione o una origine che definisce come e in che misura la stessa Calabria sia un prodotto delle evoluzioni morfologiche oltre che biologiche.
 
La puntata dedicata alla Calabria e alla sua geologia ha dimostrato come spesso attraversare fiumare, o saltellando tra rocce ci sembra un gioco senza un perché, ma non comprendiamo il perché di certe soluzioni offerte dalla natura e di come queste condizionino per secoli la nostra vita. Certo, una cosa sono le origini vulcaniche altra è avere a che fare con un vulcano attivo. Ma in un modo o nell’altro, molti di noi non conoscevano la storia geologica della regione o consideravano semplici sassi inanimati rocce o parti di esse senza traguardare strati diversi di depositi preistorici.
 
La verità è che non valutiamo ciò che ci circonda se non nella sola ed unica visione di utilità del momento lasciando che l’anima silenziosa di rocce o di sedimenti lavorati dal tempo indichino immobili la loro esistenza. Sarebbe interessante conoscere quante escursioni didattiche sono state programmate dalle scuole per apprendere sul campo il significato di parti dell’ambiente che ci circonda. E non si tratta, nel caso specifico, di essere o meno dei geologi esperti. La Calabria, il suo entroterra, la sua natura sembrano a volte dei buoni oggetti da decoro quando servono, salvo poi archiviarli perché non rendono utilità veniali. Eppure tutto ciò che ci circonda vorrebbe parlare di una terra, vorrebbe suscitare maggiore attenzione e conoscenza, magari maggiore protezione e conservazione. Ma questo è un altro miraggio.

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