Crisi russo-ucraina.

L’Europa, la Nato, gli Usa: tra ipocrisie e approssimazioni politico-strategiche
Crisi russo-ucraina.

Molto spesso ricorrere all’incipit del era tutto già scritto può sembrare l’esercizio di una velleità, il canto tardivo di una Cassandra che non sempre fa piacere sentire prima di un evento per poi archiviarlo subito dopo per non ammettere errori, superficialità se non, qualora volute, dolose conseguenze.

In verità, se fossimo onesti con noi stessi e guardassimo ai risultati di una distorsione dei fatti che ha spostato il nostro sguardo verso l’orizzonte pandemico quale ottimo distrattore per chi invece pianifica il futuro a suo uso e consumo, è dal 1997, dal giorno in cui Eltsin fu convinto della bontà della PfP (Partnership for Peace) e delle intenzioni degli Stati Uniti verso la Russia post-sovietica che tutto era già stato definito. Il Nato-Russia Founding Act, per il quale la Nato non si sarebbe allargata ad Est nei Paesi dell’ex Patto di Varsavia, nasceva con l’ipoteca di una intenzione dissimulata da cordialità interessate, pronta a disvelarsi nella volontà di procedere, al contrario, al disegno sotteso di proiettare in avanti l’iniziativa Nato se le condizioni politiche in Russia non fossero state di gradimento degli Stati Uniti.

 

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