Le regate veliche sono una competizione molto particolare, difficile per i profani ma non poi così lontane dalla vita di ogni giorno come strategia di condotta, alternando la navigazione in una serie di virate dove velocità e capacità di sfruttare il vento a favore permettono di conquistare tempi essenziali per arrivare al traguardo. In un certo senso ciò che si osserva in questi ultimi giorni è una formula simile di virate pronte a dirigere la vela Italia verso un ennesimo traguardo politico sfruttando emozioni e incertezze dell’elettorato. Tuttavia, in questa gara non vi sono stati timonieri capaci di chiudere il confronto con determinazione.In tutto questo, la superficialità nel proporre dimostra quanto la cultura politica sia ancora ferma su una parziale volontà di assumersi chiaramente la responsabilità di affrontare i grandi temi cercando di guidare gli animi dell’elettorato su argomenti semplici e dotati di immediata percezione, evitando di proporli come aspetti, conseguenze, di azioni politiche di sistema. Azioni ed obiettivi politici che impegneranno tutta l’architettura politica del Paese in un momento interlocutorio per l’Italia che richiede chiarezza di scenari, determinazione nel ruolo, capacità di crescita, sicurezza energetica, tutela economica dei capitali italiani e del loro impiego sui mercati.
Una regata difficile. Ancor più difficile in un ultimo giro di boa che entrambi gli schieramenti vogliono superare in testa, ma oltre il quale sanno bene che per l’Italia non potranno esserci che alcuni sconti ma non saldi a favore di un Paese che paga il prezzo di una cultura politica e di nazione non ancora consolidata e matura come spirito di governo e identità di popolo.