I politici che conducono questo gioco perverso continuano a creare danni all'economia tirando fuori dal cilindro magico, come sempre in prossimità delle elezioni, nuovi attrazioni, nuovi posti possibili e nuove consulenze sul nulla di fatto. Alcune regioni del nostro Sud spesso restituiscono i fondi per l'imprenditoria perché non utilizzati, perché non c’è un’idea, un progetto, una prospettiva di medio-lungo termine contenuto in un disegno di programma che rilanci infrastrutture, scuole, imprese in un network regionale di sviluppo. Il risultato di questo suicidio del futuro è che i giovani non si espongono. L’imprenditoria è stata e viene gestita da molti imprenditori del Nord, che varcano i confini del Sud, come accaduto in un passato non lontano, come un’occasione per realizzare degli pseudo-insediamenti industriali completamente sganciati dalle capacità di offerta del territorio e da una domanda utile per dar via ad uno start up sostenibile nel tempo. La criminalità, poi, in tutto questo è un’altra storia, non l’unico ostacolo se riteniamo altrettanto censurabile la mancata onestà intellettuale nel costruire una realtà diversa da parte delle istituzioni.
La verità, insomma, è che in tale dipinto a tinte -a questo punto- volutamente fosche la Calabria potrebbe avere un futuro se si intervenisse concretamente e non strumentalmente per far si che i giovani migliori possano attingere ai fondi per l'imprenditoria in modo fluido e meno burocratico. Combattere la paura del futuro e l’emorragia di chi ha il coraggio di superare altri confini significa creare un clima di fiducia, cambiare una classe politica giunta da tempo al capolinea, insostenibilmente provinciale e familistica.
Il futuro del Sud è e deve essere nelle mani dei giovani, non solo tali anagraficamente, ma giovani “politicamente”. Di coloro i quali guardano alla luce e non si nascondono dietro le ombre e lo sconforto manipolato da chi ha costruito, e mantiene, il proprio potere o affida la propria immagine, sulle paure altrui. Di chi non ha paura del confronto perché ha chiara la propria storia e le proprie idee.
La politica ai confini del Sud non può e non deve più essere figlia delle segreterie politiche. Essa dovrà essere azione e cuore. Dovrà assumersi la responsabilità di guidare un territorio attraverso innovazioni, idee e progetti che sono il risultato solo di menti indipendenti, non ricattabili, non egoiste ma generose con i meno fortunati e, soprattutto, capace di non rendersi strumento di lusinghe del potere criminale, o, ancor peggio, della criminalità di un potere che costruisce e distrugge amici e avversari secondo l’idea prevalente, la tesi emergente, e il solito l’interesse personale.