Un’Italia del quotidiano fatto di conti e di inefficienze con servizi che languono, e un’Italia politica, che guarda a se stessa e che fa dell’autoreferenzialità, magari urlata negli slogan pseudopopulisti, una strategia da consenso che si disperde, poi, nel vuoto quasi pneumatico delle menti. Un’Italia dove anche i numeri, nella loro tragicità a volte, perdono quel valore obiettivo perché piegati a interpretazioni diverse, funzionali a dettare o giustificare una linea politica piuttosto che dipingere una realtà di fatto sulla quale intervenire solo per buon senso.
Esiste, così, una regione che non è diversa dal Paese. Ne è solo, è vero, una periferia. Essa dimostra, a suo modo però, quanto e come ha ereditato pienamente stili di governance che si sono affermati nella costruzione di una classe politica sempre meno legata alle esigenze del cittadino, molto neobaronale nel suo schema. E, come il Paese, esiste quindi una Calabria politica ed una Calabria reale. Quella politica è la regione della straordinarietà, dell’emergenzialità sempre e comunque legata al mantra del mancato sviluppo o delle inefficienze per colpa altrui. Una regione virtuale, dove il quotidiano non trova spazio se non laddove deve dimostrare, nel suo essere e vivere marginalmente, le tesi di sempre mentre l’ordinarietà della vita politica con i suoi riti e le sue controfigure recitano in un teatro collaudato.
Esiste poi la regione del giorno per giorno. Quella del confronto con il diritto alla salute, alle cure, alla dignità del malato. Quella dei servizi e del sostegno, della mobilità e del lavoro, del rispetto dell’ambiente e della tutela delle proprie tradizioni. Quella delle aspettative disattese, che si affidano alla nuova panacea di un reddito assistito, tratto di congiunzione tra due matrici che dialogano solo nella funzionalità dell’opportunismo. Di certo non prodotto dell’identificazione di un vissuto, cioè di un vivere inteso come manifestazione dell’essere per il cittadino e rappresentazione e tutela per il politico. In questa duplice virtualità di mondi che non rispondono alla teoria dei vasi comunicanti, ognuno di questi galleggia come può ma alla fine, nella realtà del quotidiano misurabile, entrambi affondano lentamente ogni giorno che passa.